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Notizie, fatti, commenti ed opinioni Credibilità e rigore: il funzionario incerto…

di Angelo Gaggiotti 

A scuola, un tempo, insegnavano che l’Italia è una penisola circondata dal mare, e senza dubbio è vero, ma nella scuola della vita

  



ho appreso che la nostra penisola galleggia più su mari di debito che di acqua salata: debito di Stato, di Regioni, di Province, di Enti, di Comuni…

Da esser presi dallo sconforto, o da rabbia, o da un senso di impotenza, certo da tanta indifferenza per uno Stato e per una Pubblica Amministrazione a ragione sempre più criticata e disprezzata. E in quest’ultimo periodo, da quando il signor Monti l’ha inquadrata nella sua spending review sembrano peggiorare gli atteggiamenti dei nostri devoti servitori di Stato, dal dirigente all’applicato: forse è la paura di scomparire, forse è il cumulo di critiche, forse la cattiva coscienza di non aver sempre e comunque avuto la consapevolezza che il cittadino ha diritto alla trasparenza e all’informazione.    

Consiglio dei Ministri n.38 del 5 luglio 2012. “Le nuove disposizioni in materia di revisione della spesa pubblica hanno come obiettivo far rientrare il funzionamento dell’apparato statale entro un quadro razionale di valutazione e programmazione attraverso l’ottimizzazione delle procedure e delle articolazioni dello Stato, inclusa quella giudiziaria, l’accorpamento o dismissione degli enti non necessari e alla progressiva riduzione degli organici, privilegiando la distribuzione razionale delle risorse umane e materiali a disposizione delle pubbliche amministrazioni”.

Al di là del pesante linguaggio formale, il progetto del Governo è ampiamente condivisibile: “accorpamento o dismissione degli enti non necessari” significa semplicemente, eliminando i chili di troppo, ridare fiducia alle Istituzioni fondamento della democrazia, significa salvaguardare quelle che rimangono attive, significa dar loro credibilità. Ma come trasmettere negli enti in estinzione la consapevolezza di essere superflui, e impedire che si lancino in piagnucolose difese della propria utilità? Sperando magari in aiuti nel “furor di popolo”, con manifestazioni tanto qualunquiste quando inservibili, anche se supportate da trasversali tricolori.

Pensiamo alle Province: sono 64 gli enti destinati a scomparire e per loro è previsto un accorpamento con amministrazioni limitrofe, secondo parametri minimi stabiliti per dimensione territoriale e popolazione. E i piccoli Comuni? “Piccolo è bello” era una frase di moda, ma chi paga il “piccolo” nell’ottica di efficienza dei servizi in una miriade di “uffici” spesso mal organizzati, disinformati, a specializzazione zero?

In un contesto moderno e tecnologicamente avanzato verso il globale, che senso ha per esempio un segretario comunale in due o tre municipi diversi? O dove sta la logica nel tenere dieci micro uffici da un funzionario disseminati in dieci comuni piccoli? Il quale impiegato può solo essere utilizzabile per l’apertura al pubblico? E il resto? La formazione? La pianificazione? L’aggiornamento? Perché oggi il tempo corre a ritmi velocissimi, e a voler star bloccati, anno dopo anno, ci si ritrova appaiati ai tempi della signora Maria Teresa Asburgo, artefice della burocrazia di settecentesca memoria.  

E poi, che senso hanno quegli enti che, con l’appellativo “Servizi” vicino al nome della città, si autodefiniscono “braccio operativo” di un Comune? Nell’alto trevigiano va proprio letto il programma di uno di questi Servizi: “Compito della Società è affiancare e sostenere l’attività del Comune, ponendosi quale organo strumentale cui affidare, in house, servizi di pubblico interesse”. E qui bisognerebbe aprire un severo discorso sulle forme di gestione dei servizi, sugli affidamenti alle Aziende Pubbliche, o sulle modalità delle esternizzazioni… Ma un discorso da farsi entro il quadro della corresponsabilità con l’obiettivo, come dice Monti, di prediligere rigorosamente “la distribuzione razionale delle risorse umane e materiali”. E non di replicanti….  

E il taglio di pubblici dipendenti? Di funzionari diligenti, di quelli cioè che hanno preparazione ed esperienza qualificata? Nessuno nega la complessità del problema, ma esso va affrontato. Cominciamo intanto ad inserire questi operatori in Enti dove ci sono altri colleghi che fanno lo stesso lavoro, così da formare una squadra, un gruppo altamente specializzato che opera su un territorio più vasto. E così magari le consulenze, fatte da società di amici e di amici degli amici diventano superflue. Nell’ufficio pubblico organizzato i dipendenti crescono professionalmente, rendendo un servizio superiore e danno forma – come obiettivo finale – a una comunità armonica con alto senso civico.

Gli Ospedali hanno bisogno di tecnici gestionali? Le Università sono scollegate dal mondo produttivo? L’Arpa ha bisogno di specialisti? I grandi Comuni hanno bisogno di esperti? Ci sono migliaia di contratti tra utenze, appalti e servizi che, migrando dall’ente in estinzione, vanno rivisti con ottica regionale/comunale? Ecco ex dipendenti della Provincia in utile distribuzione ….

Già, e secondo i già noti principi di efficienza, efficacia ed economicità.

Un rischio c’è ed è quello che anche questa riforma sia di superficie e non di sostanza. Parte delle Province scompaiono, altre s’ingrandiscono e altre ancora cambiano volto in Città Metropolitane, ma va fatto con una riforma organica, ben studiata, non affrettata, perché il tutto non sia un’azione simbolica per dare ai cittadini un segnale contro i costi della politica. C’è vera convinzione nel  funzionario dirigente, qualsiasi sia il suo Ente, ad attuare con coscienza la trasparenza degli atti amministrativi, per esempio? O a rispettare la legalità rinunciando a regolamenti locali addomesticati? O ad evitare trucchetti antidemocratici, come le famose delibere a carattere urgente e immediatamente eseguibili? Perché così facendo si toglie all’amministrato un suo diritto fondamentale : l’informazione in tempi, modi e luoghi appropriati.

Le Province superstiti si occuperanno di ambiente nel settore discariche e di trasporti/viabilità (costruzione, classificazione e gestione delle strade). E stop. Ed è già troppo. Ma in questo atto “politico” di riforma, di decisioni da prendere, che importanza assumono i funzionari? Come trasmettono dati, statistiche, calcoli e indagini? Con che esattezza e obiettività?

Perché, se devono difendere se stessi… difficile diventa il metro dell’oggettività. Non amiamo la casta dei Politici, ma quanti provvedimenti legislativi sono stati veramente assunti su dati equi e reali, forniti dai funzionari? Alla fine dei conti allora, chi ha riempito il mare di pubblico debito? Logico è pensare all’immortale casta dei Funzionari, dei Burocrati indistruttibili, dei dirigenti dagli stipendi d’oro…

Funzionari incompetenti, esempi a migliaia in ogni tempo e in ogni italica latitudine, scuole che crollano, telecamere, archivi, discariche, bandi e appalti… insomma in ogni Comune o Ente, scolastico e giudiziario compresi, si potrebbe sul cortile centrale erigere la statua al “funzionario che pigro ignora”… il quale, a braccetto con il Politico furbetto, ha dato al pubblico denaro importanza zero.

Perché non si può più temporeggiare, ma riformare e le faccende da cambiare vanno prima di tutto viste dall’alto, perché magari è dai più alti Monti che si vede lontano…

Angelo Gaggiotti - Sacile (PN) 

Pubblicato da piave in data Lunedì, 20 agosto 2012
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