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Eventi culturali ANA VIGONOVO NEL 70° DEL GALILEA.

UN INNO INEDITO SUL BATTAGLIONE GEMONA.



Il fatto è noto: 28 marzo 1942, un siluro inglese del Proteus affonda una delle dodici navi della Marina Militare, la motonave Galilea, durante il ritorno dalla Grecia. Quasi mille giovani alpini in gran parte del battaglione Gemona dell’Ottavo reggimento perdono la vita. L’ANA Vigonovo ricorda due coscritti del ’21 qui imbarcati, Angelo Fracas che scompare in mare, e Giovanni Castelletto che riesce a salvarsi. Ottavio Pes rientra sulla Crispi, in convoglio dietro la Galilea. Una tragedia che intensamente colpisce parenti e amici che vivono nelle nostre zone, paesi di origine di tanti dell’Ottavo. Molti degli alpini non furono mai recuperati mentre i corpi di altri furono trasportati dalle onde sulle coste della Grecia. Il dolore di quei giorni vive ancora oggi nel ricordo dei figli.

Riccardo Tomè ricorda il papà Zefferino: «Mio padre non era sulla Galilea, ma in quegli anni a Casarsa si conoscevano tutti, ed era normale che molti suoi amici fossero alpini del Gemona. A seguito della notizia della tragedia decise, con l’aiuto dell’amico di famiglia Albano Bianchet, organista cieco della parrocchia di Casarsa, di comporre una marcia-inno che ricordasse l’accaduto. Compose anche una marcia sullo stesso stile dedicata alla Divisione Julia. Mio padre considerava il componimento, che intitolò Battaglion Gemona, un atto di affetto per i ragazzi che non tornarono più, un’espressione di cordoglio per le tante famiglie di Casarsa.  

Mandò testo e musica a Roma, all’EIAR Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, la radio di allora. I dirigenti dell’epoca gli risposero subito, lasciando però intendere che già molte, fin troppe, erano le manifestazioni e le espressioni di cordoglio per l’accaduto. Poi silenzio. Evidentemente il regime non gradiva che si cantasse e si divulgasse l’epopea di una sconfitta, perché così era avvertito l’affondamento della Galilea: nessuna sottolineatura di notizie infauste per il popolo italiano. L’inno ebbe quindi una limitata diffusione locale, presto dimenticato con il trascorrere del tempo e con i problemi della ricostruzione. Ho ritrovato tra le carte di papà questo spartito e l’ho mostrato agli alpini di Casarsa, e al maestro Carlo Mattioni di Fontanafredda che, con la collaborazione del direttore di coro alpino Olinto Contardo di Spilimbergo, ha armonizzato la marcia, adattandola ad esecuzione corista in quattro voci»

Un cenno sugli autori dell’inno. Albano Bianchet compare citato cent’anni fa, il 28 aprile 1912, sul manifesto dell’inaugurazione dell’organo della chiesa di Zoppola: “Seguivano quindi, [...] nel pomeriggio della prima giornata, le esecuzioni delle Scholae cantorum [...] e brani organistici di Albano Bianchet e Vittorio Miot”. Zefferino Tomè (1905 – 1979) laureato in giurisprudenza e fondatore del CLN fu partigiano nelle file della Brigata Osoppo. Eletto al Senato per la I e II legislatura dal 1948 al 1958, fu promotore per la costituzione della Provincia di Pordenone. E’ stato membro della Rappresentanza all’Assemblea unica delle Comunità Europee nel 1958. Grande amico di Pier Paolo Pasolini, con lui fondò il Movimento Popolare per l’Autonomia Regionale del Friuli; fu primo sindaco di Casarsa, primo presidente del Mediocredito, presidente dell’Ospedale civile di Pordenone, sindaco di San Vito. Stefano Polzot, suo biografo, lo descrive come “uomo del parlar chiaro che ha fatto della coerenza il metodo dell'impegno in politica”.

Battaglion Gemona è una canzone-marcia, il cui testo evoca l’immane tragedia con metafore delicate, ma di struggente significato:

1.Va sul mar la bella nave

nella notte tempestosa

va solcando silenziosa

flutti infidi da violar.

Da l’elleniche contrade

porta in seno i vittoriosi

li riporta ormai gloriosi

nella patria, al casolar

Rit. Battaglion Gemona

stuol di puri eroi

sia gloria a Voi!

 

2.Quasi spinta dal desio

nella notte va la nave

mentre sciogliesi soave

dolce un sogno in tutti i cuor.

V’è una culla che li aspetta

nella casa ancor lontana

v’è una madre che li chiama

v’è la sposa, vi è l’amor. Rit.

3.Primavera appena nata

ha profuso e lauro e fiori

per gli alpin che vincitori

ha l’Italia da onorar.

Già protende lor le braccia

del Friuli l’amata terra

da qui mossero alla guerra

qui la madre attende ancor. Rit.

4.Ma un fragor di tuono erompe

scuote l’aria, corre il mare:

sul vascel già l’onde amare

si rinserrano fatal.

Fugge un pianto via nel vento

di aspettanti madri e spose:

date viole date rose

a quei prodi e ai vivi ancor. Rit.

5.Il “Gemona” che da forte

sulle balze insanguinate

già domò perigli e morte

per la patria e per l’onor.

Sta sul mar riconciliato

scolta vigile e sicura

sta con fede imperitura

salutante il Tricolor. Rit.

Il Presidente Corrado Perona ha rievocato a Chions il 14 marzo 2010 la tragedia del Galilea: «Ho ascoltato anni fa la storia del siluramento della nave dalla viva voce del sergente Maccagno, un reduce della mia zona. Il suo è stato un racconto sconvolgente. Da allora non ho voluto leggere alcuna testimonianza: credo che nessuna sarebbe stata più drammatica né avrebbe potuto aggiungere nulla per dare l’idea di quella notte».

Il maestro Carlo Mattioni, direttore della Coralrisultive, corale polifonica del Comune di Fontanafredda, fa interpretare magistralmente al suo gruppo Battaglion Gemona. Già ha eseguito il brano in due occasioni: nella celebrazione al Sauc-Piancavallo in memoria di Pietro Maset, capitano degli alpini e comandante della 5ª Brigata Osoppo, e nel Chorus Day 2011 di Fontanafredda. Ha chiesto al direttivo sezionale di poter eseguire il canto in occasione della commemorazione solenne a Chions il 4 marzo 2012, durante il Settantesimo anniversario dell’affondamento.  Non sono un grande appassionato di cori, ma ascoltare Battaglion Gemona, aiuta a non dimenticare, a sentirsi orgogliosi di questa terra friulana e di questo Corpo degli Alpini. Francesco Pillon - Vigonovo di Fontanafredda (PN)

Pubblicato da piave in data Domenica, 22 gennaio 2012
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