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Sabato 16 Dicembre 2017, 19:48



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La Vetrina delle poesie dei visitatori Da Osama a Obama (e viceversa)

Racconto esoterico, semiserio di fantasia, sul potere

di Enrico Lancellotti 



Capitolo I                                                                                    Una telefonata notturna

Erano da poco passate le due e Nasdaq stava tranquillamente russando sul suo futon di legno auto costruito quando il telefono  lo fece saltare in piedi di soprassalto. Chi poteva essere a quell'ora? Si avviò a tentoni verso il salotto, al terzo tentativo riuscì ad accendere la luce sulla scrivania ma con il gomito rovesciò una pila di libri  con sopra una piantina di basilico che aveva trapiantato la sera prima. Nel trambusto anche il criceto si svegliò e prese a girare nella ruota dentro la gabbia dove stava, segno evidente di nervosismo. Sollevata la cornetta Nasdaq era sul punto di mandare a quel paese lo scocciatore notturno ma dovette ben presto trattenersi.

Il suo lavoro di consulente internazionale part time da poco intrapreso,  da quando  cioè era capitato negli States in piena campagna presidenziale assistendo per caso a un comizio di Obama,  gli aveva dato molte soddisfazioni, ma anche tanto stress. In poco tempo aveva rinunciato  al giardino, alla televisione, al sudoku e al gioco a carte in osteria. Gli riusciva a mala pena di seguire il criceto Geronimo che aveva sempre richiesto un certo supporto psicologico per quel suo nervosismo cronico  latente, e la gatta color tartaruga che si era impossessata ormai da un anno di casa sua.

Comunque, dopo aver portato il criceto, con la gabbia e tutto, e la pappa della gatta (solo scatolette di patè) dal vicino di casa lasciando un messaggio sulla porta, prese lo zainetto che teneva sempre pronto per simili evenienze, saltò sulla moto  e prima dell'alba arrivò all'aeroporto, dove un Falcon dei Servizi, sezione “Voli speciali”, era in pista per lui con le luci accese e le turbine in moto.

A Roma, un paio di ore dopo, due tizi incravattati con i capelli a spazzola lo deposero su una comoda poltrona di un volo di linea, in partenza di lì a poco per Washington, affibbiandogli un biglietto “businnes class”. Su quella poltrona, in una zona dello scompartimento praticamente vuota, Nasdaq riprese a russare senza neanche accorgersi che l'aereo era decollato e stava volando sopra l'oceano miglia e miglia da casa sua.

 

Capitolo II                                                                                     Nello Studio Ovale

“Welcome my friend, how are you?” (1) gli chiese con un sorriso smagliante Obama aprendogli di persona la porta dello Studio Ovale e invitandolo a sedersi per un drink Scotch Bacardi. Dopo i primi convenevoli e lo scambio di battute sulle rispettive novità, Barack si sedette allo scranno presidenziale mettendo come di consueto (lo avevano fatto prima di lui  tutti i presidenti americani)

le scarpe lucide sulla scrivania, il sigaro in bocca e il bicchiere tintinnante di ghiaccio in mano. Mr. Obama era in tutto e per tutto  una persona estremamente simpatica e accattivante, affabile e alla mano, con un “sense of humor”molto spiccato, addirittura anglosassone. Le sue battute sui neri e sui bianchi avevano fin dall'inizio fatto morir Nasdaq dal ridere, per non parlare degli aneddoti famigliari circa la sua sterminata tribù sparsa per il mondo, tra States, Africa e Asia.

Ora però Barack divenne d'un tratto serio e taciturno e Nasdaq si preoccupò, posando di riflesso sul tavolo la bibita ghiacciata che teneva in mano. L'avevano chiamato per un problema che  stava ormai ossessionando l'America, togliendo il sonno e il buon umore al suo neo Presidente.

Uno schermo scese silenziosamente sulla parete dell'ufficio e diapositive manovrate dal personale di servizio mostrarono dati, grafici,  cifre, stime, informazioni riassuntive e infine uno stuolo di facce barbute e baffute avvolte in  kefie o turbanti, dai capelli ricciuti così grossi che parervano fil di ferro e con certi sguardi che trafiggevano, anche solo in effige, chiunque si trovasse dinanzi a loro a guardarli.

Il terrorismo islamico che aveva giurato da tempo la fine dell'Occidente e degli Stati Uniti d'America, si era incarnato nel Principe del Male, nel Signore delle Tenebre, nell'Avversario del Mondo Libero.... Era  comparso il Messaggero della Fine, lo Sterminatore dei corrotti, il Fustigatore dei costumi sessuali occidentali e delle donne senza pudore, il Nemico degli hamburger e degli hot dogs: tutto ciò era Osama Bin Laden!

Osama, al contrario degli altri, si presentava bene: aveva un volto serafico incorniciato da boccoli che gli arrivavano fin quasi alle spalle, era vestito di garza candida, lo sguardo vagante e un po' sperso oltre i consueti orizzonti terreni, tale da parer non avere il minimo rancore verso l'Umanità. La mano destra era posata su di un Kalashnikov come se stesse accarezzando un gatto soriano, la sinistra indicava verso l'alto ed era adornata da un grosso anello con una luminosa pietra azzurra, mentre il polso mostrava un voluminoso Rolex d'oro.

“Perchè lo fa?” Chiese Nasdaq. Un tipo dei Servizi Segreti rispose: “Da piccolo gli hanno rubato la play station con cui passava quasi tutto il suo tempo. Non si è più ripreso e ha giurato a se stesso di distruggere l'Umanità.

“Avete provato a regalargliene un'altra?” Domandò Nasdaq.

“Come no!” Rispose il pezzo grosso della CIA “Ma voleva quella della sua infanzia, dove c'era un programma con gli orsacchiotti  che andavano a pescare i salmoni nel torrente e poi si azzuffavano davanti a una torta di compleanno perchè compivano tutti e tre gli anni alla stessa ora dello stesso giorno e ognuno voleva spegnere le candeline da solo!”

“Banalità del male!” disse Barack pensieroso versandosi altro whisky nel bicchiere.

Dopo aver finito  quella spaventosa carrellata di gente votata alla morte, i due amici  andarono a mangiarsi due mega hamburger al Mc Donald più vicino alla Casa Bianca, anche se Nasdaq era ancora sottosopra per il cambiamento di fuso orario. Il tempo era decisamante splendido e i due,   continuando l'allegra conversazione interrotta poco prima, si dimenticarono ancora per un po' la pericolosa missione che gli aspettava.

 

Capitolo III                                                                                        Nel Wiziristan

Quella trasferta in zona di operazioni Nasdaq non se la dimenticò per il resto dei suoi giorni. Occorsero ben quattro voli per arrivare in Wiziristan, dove si diceva si trovasse la tana del lupo.

Un jet della CIA li portò prima a Edwards, California, dove un vecchio cargo militare C141 prese in consegna i due eroi, destinazione Karachi, Pakistan. Naturalmente i due viaggiavano in incognito, Obama travestito da imam, con turbantino candido, barba posticcia,veste lunga senza colletto, sciarpa scura intorno alla vita,  bastone e babbucce, il tutto con un “look” che lo invecchiava di vent'anni; Nasdaq più o meno nella stessa tenuta, in più con gli auricolari dell' i-pod che gli uscivano dalle orecchie.

L'aeroporto di Carachi era il posto più squallido e puzzolente  che Nasdaq avesse visto in vita sua. Gli impianti di condizionamento non funzionavano, tutto era sporco e intriso di un forte odore di urina.  I due furono subito presi in consegna  dai Servizi e immediatamente trasbordati su un vecchio Tupolev ex sovietico con  equipaggio misto dove un pilota dalla faccia spiritata masticava continuamente  tabacco. Il tempo si manteneva buono e l'aria era calda e secca di giorno ma umida di notte, tipico degli ambienti desertici. Il decollo non diede problemi e anche il volo filò via liscio.

Dove atterrarono, in una base segreta dei Marines circondata dal deserto ai bordi del Pakistan, c'era un silenzio spettrale, carico di tensione. Furono praticamente rinchiusi sotto terra, in un bunker  provvisto di ogni confort dove finalmente si ristorarono e riposarono a lungo....

Ma fu in quell'ultimo volo dove quasi ci lasciarono tutti la pelle che Nasdaq giurò a se stesso che non avrebbe mai più fatto il consigliere internazionale per riportare la pace nel mondo....era troppo pericoloso! Si trovarono in tre, lui, Obama e il pilota pakistano che tabaccava, a bordo di un piccolo idrovolante rosso senza numeri di matricola che a tremila metri cominciò ad andare su e giù per via di strati più o meno densi dell'aria, dovuti alla vicinanza delle montagne. Stavano sorvolando il Wiziristan, una landa desolata e rocciosa a cavallo di Pakistan e Afganistan, terra di nessuno, zona tribale senza legge, tranne quella dei taliban,  esercito di predoni tagliagole  che avevano sempre dato nei secoli filo da torcere a tutti.

Gli inglesi, dalla vicina India, avevano provato a domarli nei due secoli precedenti. Poi era arrivata l'Armata Rossa, lasciandoci parecchi morti e armi, anche per lo zampino degli americani. Ora i taliban stavano dando problemi a tutto l'Occidente, ospitando Al Qaeda e fornendo manovalanza al terrorismo di mezzo mondo. L'Occidente, dopo l'episodio delle Twin Towers, le famose torri di New York fatte abbattere da Bin Laden, aveva deciso di distruggere l'estremismo di matrice islamica, invadendo l'Afganistan per convertire  quelle popolazioni da sempre bellicose alla democrazia.

I predoni del Wiziristan appartenevano alle tribù dei Mahsuds ed erano tra i più feroci guerrieri con cui il mondo occidentale avesse mai avuto a che fare... Tra poco Nasdaq e Obama li avrebbero sicuramente incontrati.

Quando il piccolo idrovolante rosso si accinse all'ammaraggio sul microscopico laghetto in mezzo al deserto roccioso posto sopra i duemila metri, Nasdaq nascose la testa tra le ginocchia e ci piegò sopra le braccia. Obama fece altrettanto, il pilota contò a voce alta fino a dieci, poi tolse il gas, abbassò di brutto flap e timoni di profondità recitando una veloce giaculatoria in lingua coranica e l'aereo, dopo aver impattato sull'acqua, percorse tutto il laghetto da una riva all'altra piantandosi alla fine con un botto nel fango.

Riavutosi da quell'ammaraggio decisamente speciale, il pilota riprese a masticare e sputò finalmente soddisfatto, mentre i suoi occhi, ora più rilassati, si interessavano a un gruppo di muli che pascolavano lì attorno, apparentemente senza padroni...Dopo qualche difficoltà i tre uscirono illesi dai rottami dell'aereo.

Intanto i  taliban inturbantati di nero, vestiti di camicioni color sporco e corredati di kalashnikov, sbucarono uno dopo l'altro dal nulla, circondarono il relitto e cominciarono a parlare in modo esagitato  e con forti suoni gutturali al pilota pakistano, che aveva conoscenza di elementi della lingua locale. Si lamentavano che l'atterraggio di fortuna aveva disturbato le loro capre del cui latte naturalmente erano molto orgogliosi. Dopo aver accolto le scuse dei tre stranieri, i predoni li riscaldarono al fuoco e li rifocillarono, mandando nel frattempo alla base messaggi criptati con un telefono satellitare. Obama e il pilota cercavano di mostrarsi rilassati e diplomatici ma Nasdaq invece era nervosissimo e continuava a masticare silenziosamente la carne arrostita di montone, chiedendosi come mai avesse fatto a finire tra quei deserti inospitali. Non ebbe il tempo di coltivare  a lungo i suoi dubbi, perchè, appena terminato il frugale pasto il capobanda diede l'ordine di partenza immediata: furono sellati tre muli in più e la carovana partì, avvolta dall'oscurità della notte desertica e silenziosa, disturbata solo occasionalmente da qualche latrato lontano.

 

Capitolo IV                                                                                    La Valle della Morte

“Valle della Morte, Via dei Teschi 9/11” ripeteva mentalmente Nasdaq in sella al suo mulo, mentre la teoria composta da uomini e animali avanzava lentamente sugli stretti sentieri di fondovalle o in cima a pericolose creste e dirupi. “Ma come si può abitare in luoghi simili? Bisogna avere il fegato di un predone e insieme la pazienza di un eremita!” Continuava a rimuginare, e si chiedeva chi cavolo fosse questo Osama Bin Laden, rampollo  di ricca famiglia di costruttori edili, e cosa mai nella vita l'avesse portato in quei luoghi estremi, dove in cielo regnava l'avvoltoio dalle ali immobili e in terra un silenzio di morte che avrebbe fatto impazzire chiunque.

Avanzarono due notti e due giorni sotto un sole implacabile o avvolti in ruvide coperte per ripararsi dal gelo notturno. Nelle poche soste in caverne o in luoghi riparati mangiavano sempre montone arrostito e bevevano tè nero. Il pilota , il cui nome era Rafiq, continuava a masticare il suo tabacco e a pregare in lingua coranica...Se Nasdaq avesse conosciuto in quei momenti il tenore di vita condotto dallo “Sceicco del Terrore”, sarebbe tornato indietro di corsa....Cominciò a esprimere i suoi dubbi e le sue paure a Obama che lo seguiva a cavalcioni di un mulo dalle orecchie basse ed era stranamente silenzioso.

Dopo qualche battuta per alleggerire la tensione, grattandosi la barba finta, il Presidente cominciò a parlare. Raccontò a Nasdaq  di sè e finì per confessargli le cose più segrete e imbarazzanti della sua vita.

Chi era Barack Hussein Obama? L'uomo più noto d'America era  in realtà uno sconosciuto la cui vita rimaneva avvolta nel mistero. Il suo nome ad esempio era stato un problema fin dall'inizio, quando un conduttore di Fox News lo aveva chiamato “Barack Osama”.

L'accostamento col peggior nemico riconosciuto dell'America era stato materia di lavoro per molta gente, dai comici, ai giornalisti, ai nemici politici. Alcuni ci avevano sguazzato accusandolo di essere sotto sotto un musulmano e di aver frequentato in Indonesia una “madrassa”, cioè una scuola coranica, avamposto ideologico dell'Islam, quell'Islam che per bocca di Osama e di altri aveva giurato morte all'Occidente e alla civiltà giudaico-cristiana.

Poi c'era il colore della pelle: “abbronzato” l'aveva definito un politico spiritosone di una qualche sperduta provincia dell'Impero. Troppo chiaro per essere un nero, troppo scuro per essere un bianco. Ma il problema più spinoso era l'origine della sua famiglia, o meglio di suo padre. Barack Hussein Obama senior, keniota, alla sua morte aveva lasciato quattro mogli e otto figli, un vero puzzle socio-etnologico. Era stato, nella sua vita spericolata, oltre che poligamo, un grande idealista e fervente musulmano anche se non molto osservante. Della sua numerosa nidiata sparsa per il mondo, uno era morto da giovane in un incidente di moto, mentre gli altri si erano quasi tutti eclissati tranne George che viveva in una baracca di latta negli slum di Nairobi, dimenticato e inavvicinabile e che, non avendo mai conosciuto suo padre, invidiava e detestava Barack per questo suo supposto privilegio.

In realtà Barack nella sua fanciullezza non si era trovato in una realtà  davvero migliore.

Obama senior  aveva studiato all'Università delle Hawaii con una borsa di studio statale; aveva incontrato una donna bianca, se n'era invaghito e ci aveva fatto Obama junior, anche se era già sposato con una ragazza della sua tribù in Kenia, che aveva lasciato prima di partire per gli States.

Ma dopo un po' aveva cambiato idea, lasciando anche la donna bianca con il figlioletto appena avuto per tornarsene in Africa a onorare una promessa: quella di “migliorare il proprio continente”.

Era stato un giocatore d'azzardo su più tavoli, un arrampicatore sociale, un pazzo visionario? Forse era stato tutto questo. Comunque sia, tornato in Kenia e incontrati alcuni ostacoli allo sviluppo della sua missione, prese l'abitudine di bere, divenne violento e inaffidabile. L'alcool gli stroncò la carriera. In un incidente d'auto perse ambedue le gambe, in un altro ci lasciò la pelle.

Una fine decisamente ingloriosa  per chi aveva avuto come scopo  nella vita quello di cambiare un continente.

Barack, dopo il fallimento del secondo matrimonio di sua madre in Indonesia, a dieci anni fu allevato dai nonni bianchi che stavano a Honululu. Più tardi la nonna bianca  sarebbestata accusata dai media di razzismo, perchè a sua detta , “aveva paura dei neri che le passavano vicino per strada.” “Forse perchè erano troppo neri” aveva pensato Obama, una volta diventato presidente degli Stati Uniti d'America. La storia “del bianco e del nero” l'aveva sempre perseguitato tanto che, per risolvere la questione aveva messo tra i primi punti del suo programma elettorale la seguente dichiarazione:” Tutti gli uomini nascono bianchi ma poi, siccome col tempo alcuni di loro si scuriscono, meglio dare a tutti subito una mano di grigio.” Aveva inventato il nuovo rappresentante della razza umana: l'uomo grigio.

 

Capitolo V                                                                                          Lo Sceicco Osama

I Servizi, prima della partenza dei due “missionari di pace”, avevano messo in tasca a Obama una stringata informativa sul personaggio che sarebbero andati a visitare. Ecco cosa diceva:

                                                                           § Vita di Osama Bin Laden §

“Diciasettesimo dei 53 figli di un noto costruttore edile, nasce a Riad in Arabia Saudita nel 1957 da madre siriana e da padre saudita. Il padre, Muhammad Bin Laden,  analfabeta ma geniale, si è arricchito grazie al boom edilizio finanziato dal commercio del petrolio. La famiglia è facoltosa.

A nove anni Osama lavora in cantiere con entusiasmo, a tredici perde il padre in un incidente di elicottero. A 17 anni sposa una cugina siriana  di 14, da cui ha 11 figli.

A 22 anni si unisce alla resistenza afgana  per combattere l'invasione dei russi. Assolda migliaia di combattenti e riceve aiuto anche dal governo americano tramite la CIA. Dopo il ritiro sovietico , nel  1989, costituisce assieme ad altri Al Qaeda (La Base), un network del terrore che si ramifica in 30 stati del mondo. Dopo le vicende di Somalia nel 1992 il governo saudita  gli toglie il passaporto e nel 1996 la cittadinanza, costringendolo a riparare in Sudan, ma è costretto a lasciare anche quel paese. Ritorna in Afganistan da dove lancia la guerra santa (jihad) agli USA, ribatezzato “Il Grande Satana”. Tutto ciò accade dopo la prima guerra del Golfo e l'invasione del Kwait da parte dell'Iraq (1991) e le operazioni belliche in Somalia (1992) da parte del governo Bush senior.

Nel 1988 è ospite del governo di Kabul e organizza  campi di addestramento che raccolgono militanti integralisti da tutto il mondo per la guerra santa contro tutto l'Occidente.

Nel 2001 organizza l'abbattimento delle Twin Towers a New York , la semidistruzione del Pentagono a Washington, che costano più di tremila vittime civili e militari e la distruzione di quattro aerei di linea con i loro equipaggi. Subito dopo il governo Bush junior ordina l'invasione dell'Afganistan per rovesciare il regime talebano che gli offre protezione. Al Qaeda viene gravemente compromessa ma Bin Laden non viene mai catturato, pur rischiando la morte diverse volte, come a Tora Bora. Impara a muoversi con ogni mezzo (anche cammelli o motociclette) e travestimento, riescendo a sfuggire alle truppe speciali di molti paesi che lo cercano supportate da  ogni mezzo tecnologico. Pur essendo affetto da diabete dimostra eccezionali doti di sopravvivenza negli ambienti desertici, trovando rifugio nelle caverne. Mangia e beve pochissimo. Unico suo svago è una play station. Nei suoi  proclami al mondo, diffusi dalle TV arabe (Al Jazeera), Bin Laden manda ai suoi affiliati messaggi occulti tramite oggetti e gestualità ed esplicita in modo dotto e  circostanziato  la sua politica di terrore verso gran parte dell'Umanità. Il 24 ottobre del 2004 diffonde il suo ultimo messaggio, poco prima delle elezioni americane. Da allora, per moltissimi arabi e musulmani sparsi per il mondo, entra nel mito.”

Osama Bin Laden era solito alzarsi prima dell'alba e pregare sul suo tappeto rivolto alla Mecca. Poi faceva un'oretta di meditazione e al levare del sole mangiucchiava qualcosa. Dopo di che riceveva in un spazio aperto i suoi emissari e fedelissimi che lo aggiornavano davanti a una grande carta geografica  sullo scacchiere del terrorismo mondiale; ascoltava i risultati degli attentati più recenti e poi li commentava. Veniva edotto sulle operazioni degli Americani in Iraq e Afganistan. Dispensava direttive, ammonimenti, ordini e consigli con parole appena sussurrate.

Doveva risparmiare energie perchè era di fatto al limite della sua vita. Dopo aver superato miracolosamente un coma diabetico, aveva perso durante un bombardamento l'uso delle gambe e si poteva muovere  solo con una sedia a rotelle, che però non limitava per nulla la sua attività giornaliera. La sua forza morale e il suo carisma si erano mantenuti intatti, la sua ferma volontà di distruggere l'uomo occidentale anche. Dopo di che avrebbe riformato l'Islam spazzando via i regimi più corrotti, poi avrebbe purificato col sangue gli altri troppo tiepidi, dopo di che...quanta strada aveva da fare ancora Osama!

Intanto, dalla sedia a rotelle si addestrava, per migliorare la sua concentrazione, al tiro con l'arco e con ogni possibile arma da fuoco, automatica e non. A volte veniva anche portato a caccia con il falcone in mezzo al deserto. Ma il suo svago preferito era la play station. (Questo era il grande mistero che avrebbe tolto il sonno a Nasdaq.)

Con quell'aggeggio satanico, dentro una blindatissima caverna controllata a vista notte e giorno, collegandosi via web, lo Sceicco del Terrore, il Rifondatore del Califfato Islamico, si divertiva a seminare la morte nel mondo. In questo era assolutamente imparziale. I programmi che usava erano:”Bombe a Bombay”, “Cristiani flambè a Cartoum”,”Europei tritati a londra”, “Sinagoghe volanti ad Ankara”,”Treni grigliati a Madrid” “Discoteche chiuse a Bali”ecc.ecc....

 

Capitolo VI                                                               Nella tana del lupo si gioca a poker

All'alba del terzo giorno  la carovana dei predoni depositò i suoi preziosi ospiti davanti a una serie di caverne scavate nella roccia da tempi immemorabili. Davanti a quella che sembrava la più grande  e la più comoda  si aprirono silenziosamente due grandi paratie  e ne uscì lo Sceicco sul suo trono a rotelle spinto da un potente motore elettrico mosso da batterie solari. Osama sembrava allegro, anzi era quasi raggiante. Insomma, era indubbiamente ben disposto. Il suo popolo gli si fece attorno  festoso, inneggiando.

Vennero trattati in maniera sontuosa. Ebbero docce e con acqua bollente, vestiti  di garza leggeri e profumati alla lavanda  per difendersi dal calore diurno e di lana per il freddo delle ore serali; ottimo cibo  a base di riso basmati, salse al curry e masàla, carne di pollo, agnello e selvaggina, yoghurt, frutta secca e di stagione del Kashmir, dolci di pasta di mandorle e allo zibibbo, tè alla menta, al latte, al gelsomino. Furono allietati da musica pakistana e danze folcloristiche pashtum. I tre rimasero allibiti, non si sarebbero mai aspettati una simile accoglienza. A Nasdaq sembrò di essere capitato nella sede di un Club Mediterrànee molto speciale, mancavano solo il golf, la piscina e i corsi di break-dance....

Poi, come da accordi presi in precedenza, cominciò il gioco alle carte.

Si sedettero all'ombra di un gazebo, Nasdaq e Obama da una parte, Osama e Rafiq dall'altra, si iniziò con una  mano di  rubamazzetto, poi passarono al tressette, allo sputo, al ramino, alla scopa. Nasdaq spiegava diligentemente le regole e faceva degli esempi prima di iniziare a giocare. C'era molto entusiasmo. Chi vinceva aveva in premio pistacchi e noccioline.

Vennero portate le carte napoletane e si passò alla briscola. Poi vennero i tarocchi, da ultimo il poker. Continuarono per diversi giorni, giocando e bevendo tè, per volere di Osama, che ci aveva preso gusto, tutto dedito a imparare i nuovi passatempi “del corrotto mondo occidentale”.

Nel frattempo però si parlava anche di importanti questioni internazionali. L'atmosfera si era incredibilmente rilassata, ma quando arrivò il poker la posta divenne decisamente alta.

Un giorno Osama disse a Obama: “Se vinciamo io e Rafiq lascerete distruggere Wall Steet dai miei uomini alla guida di un aereo di linea carico di cittadini americani.”

Obama e Nasdaq si guardarono e impallidirono: si sarebbe ripetuto  il bis delle Torri Gemelle che l'undici settembre del 2001 aveva messo in ginocchio l'America; ma a pensarci bene, poiché l'economia e la finanza  del paese erano già a pezzi per conto loro, il danno , a parte i morti,  non sarebbe stato poi così grande.

“E se vinciamo noi?” Chiese Nasdaq a sua volta.

“Se vincete voi giuro solennemente che passerò il resto della mia vita a servire hot dogs  e hamburger  nel Mc Donald più in vista di New York!.... (E nel dir questo ebbe una leggera smorfia di disgusto, immaginando tutta quella carne impura che avrebbe dovuto maneggiare...)

“In ogni caso, a prescindere da chi vincerà questo torneo, la guerra santa deporrà subito dopo le armi, ma proseguirà in altro modo la sua lotta per la supremazia nel mondo.”

Obama e Nasdaq si guardarono, confabularono per qualche minuto e decisero che il gioco valeva la candela.

 

Capitolo VII                                                                                  La play station

Nella Valle della Morte tutto procedeva decisamente bene: sembrava che le questioni internazionali più scottanti fossero giunte all'epilogo.

Il poker andò avanti per diversi giorni, perchè le due squadre ci avevano preso gusto e sotto l'occhio di un giudice di gara elettronico, nessuna delle due sembrava prevalere sull'altra in modo definitivo.

Durante una pausa di gioco, Nasdaq, su consenso dello Sceicco, riuscì a visitare la sede della play station che da tempo gli stava togliendo il sonno: voleva svelare il mistero che stava dietro a quell'aggeggio infernale. Non capiva, come un gioco virtuale potesse provocare, da dentro una caverna, una serie  infinita di stragi sparse per la terra, in tempo reale!

Lo spettacolo che gli si presentò davanti quasi lo tramortì dall'orrore. Sulle pareti della caverna, verniciata completamente di rosso sangue, c'erano delle mensole su cui erano sistemate in bell'ordine: pietre che avevano lapidato donne adultere, mani mozzate di ladri, lingue di spergiuri, piedi di imbroglioni e usurai, teste di infedeli decapitati dagli uomini del jihad.

Dall'altro lato erano invece appesi le armi e l'attrezzatura varia per questi nefandi riti di giustizia.

Al centro della caverna stava la play station, sistemata su una specie di altare squadrato di roccia lavica, illuminata da quattro grosse candele sempre accese. A Nasdaq sembrava un luogo per messe sataniche.

Con la scusa di migliorare il software, fece mettere in moto la macchina. Si connesse alla rete, aprì le finestre, scorsero i titoli dei giochi, ne individuò uno: era “Bombe a Bombay”.

Iniziò a giocare. Aveva a disposizione una squadra di giovani kamikaze venuti dal Pakistan per demolire clamorosamente i più importanti alberghi del centro di Bombay. Li divise in due squadre, li fece entrare simultaneamente nelle rispettive receptions, ammazzare gli inservienti, prendere in ostaggio e rinchiudere ad un determinato piano tutti gli ospiti occidentali, lanciare qualche bomba qua e là per mettere in scacco le autorità indiane. Poi le finte trattative per guadagnare tempo, l'eliminazione ponderata degli ostaggi per provocare l'assalto finale delle forze di sicurezza e la demolizione mirata degli alberghi con il sacrificio dei giovani jihadisti. La cosa stupefacente di tutta l'operazione, in parte realmente accaduta, era la mancanza di qualsiasi rivendicazione, se non quella di dimostrare il terribile potere distruttivo di una delle due parti in causa. E l'obiettivo era stato in buona parte realizato.

Ma la cosa che più disturbava Nasdaq era che, al termine di uno qualsiasi di questi “giochi di guerra” , dalla macchina iniziava a sgocciolare fuori sangue, che colava dappertutto e scendendo sui gradini dell'altare, rendeva problematico l'inizio del gioco seguente.

Nasdaq chiese di poter manomettere la play station per evitare i sanguinamenti cronici che avrebbero potuto danneggiarla; in realtà, dialogando con la macchina, riuscì a istallare dei virus, in cui orsetti armati di canne da pesca trasformavano quei diabolici e assurdi ammazzamenti in innocui giochi per bambini.

 

Capitolo VIII                                                                                      Metamorfosi

Il poker ormai andava avanti da diversi giorni nella noia più totale e assenza di novità.

Sembrava che le due squadre volessero battersi per stanchezza o per errore dell'altra, dato che nessuno tendeva a bluffare più di tanto. Si era instaurato un clima da bravi ragazzi  e tutti si erano dimenticati che c'erano in ballo l'economia e gli equilibri mondiali.

Se gli Stati Uniti, l'unica super potenza rimasta, fossero tramontati sulla scena internazionale, cosa sarebbe successo nel mondo? La vecchia Europa era finita da un pezzo per consunzione e mancanza di iniziativa; c'era la Russia che con il suo leader spregiudicato stava riarmandosi in fretta mettendo allo stesso tempole mani su ogni risorsa possibile. C'erano le “tigri asiatiche”, Cina e India, che bruciando sempre più materie prime, producevano e consumavano una fetta sempre più grossa  dei beni disponibili sul mercato mondiale. C'erano “gli stati canaglia” che con lo spauracchio del nucleare  volevano ritagliarsi con la forza  la loro nicchia di potere regionale. E c'erano i terrorismi di ogni tipo, che non potendo alterare minimamente gli equilibri imposti dai “grossi”, diffondevano su tutto il pianeta un sudario mortifero e paralizzante, una specie di incitamento collettivo al suicidio per il genere umano. Il terrorismo musulmano in particolare prospettava sesso a gogò alle porte di un paradiso per soli uomini!

Mentre Nasdaq rifletteva tra sé su questi spiacevoli argomenti, successe qualcosa che sarebbe stato difficile non definire miracoloso. Osama all'improvviso parve subire una metemorfosi.

Il suo enigmatico e un po' forzato sorriso cominciò a rilassarsi e a tingersi di rosa; il colore del suo volto di diabetico, tendente fin'ora al bianco-giallino, si fece più sano e vitale; lo sguardo, divenuto più attento e vivace, cominciò a guizzare. Prese a lasciarsi andare a battute esilaranti, poi iniziò a ridere di gusto, come sopraffatto da una vera e propria crisi di allegria.  In quattro e quattr'otto anche il poker stava per volgere a suo favore e Nasdaq ebbe un brivido alla schiena.

A un certo punto Osama lasciò cadere le carte sul tavolo e si mise a guardare il cielo con occhi estasiati, come se avvertisse una musica angelica. Cominciò a canterellare.

Nasdaq capì quasi subito che Osama era caduto in una crisi mistica, che intuiva essere il risultato di troppa sofferenza, troppe privazioni, troppi sacrifici, troppo amore negato. Il suo volto si era illuminato e tutta la sua figura era avvolta da un fascio di luce bianca che lo inondava dall'alto. Dio in persona lo stava forse tirando dalla sua?

A un tratto lo Sceicco si alzò di scatto, spinse via la sedia a rotelle che si ribaltò con fragore più in là, comincìò a muoversi con movimenti di danza appropriati e decisamente femminili, al ritmo di una musica che lui solo percepiva. Cominciò a cantare salmodiando inni sacri. Obama si avvicinò a Nasdaq e gli disse che si trattava del “Cantico dei Cantici”, una delle più belle e poetiche parti della Bibbia!

Alla fine, non si sa come, saltò fuori un'orchestrina di suonatori che improvvisò motivi di musica popolare, scanditi da cimbali e tamburi, che davano molto bene l'idea di forza e gioia di vivere.

Di lì a poco, come per magìa arrivarono anche delle danzatrici che muovendo sinuosamente il loro ventre scoperto circondarono da ogni parte amorosamente Osama. Con occhi ammiccanti e  palpebre appesantite dal kajal, agitavano mani e braccia in modo decisamente provocante.

Tutta la tribù wizira venne contagiata dalla magica scena, in cui il Principe del Terrore, il Profeta e Annunciatore  di morte, si era trasformato in un ballerino di danza del ventre che inneggiava alla Vita.

Un' energia orgonica e orgasmica stava ormai saturando l'intera valle dell Morte... Nasdaq per la prima volta dimenticò il motivo che l'aveva condotto lì, continuò a sorbire il suo tè al gelsomino godendosi lo spettacolo in santa pace. La festa andò avanti tra canti e balli e proseguì alla luce dei falò tutta la notte. L'indomani un nuovo sole splendente  sorse sulla valle insonnolita e riappacificata col mondo. Nasdaq cercò Obama che nel frattempo era sparito: nessuno l'aveva visto e sapeva niente di lui. Nasdaq si preoccupò e vagando qua e là cominciò a chiedere  a Rafiq, ai ragazzi che guardavano i muli, ai taliban di guardia, alle donne avvolte nei burqa che iniziavano a svolgere le loro mansioni quotidiane. Nessuno sapeva niente: Obama era sparito, volatilizzato.

 

Capitolo XIX                                                                           Il diavolo, probabilmente

Poi vide Al -Zawahiri, il medico personale di Osama, in disparte, inginocchiato sul tappeto da preghiera. Aveva la barba lunga, il turbante mezzo sfatto, la veste sgualcita e qua e là rammendata, lo sguardo fisso in direzione della Mecca. Degli occhi si vedevano solo due fessure, mentre le labbra si muovevano velocemente senza emettere alcun suono.

Preso da un'improvvisa paura Nasdaq allora lo toccò sulla spalla, l'altro si voltò di scatto e senza sorpresa o fastidio gli fece cenno di sedersi. Gli spiegò, nel suo discreto inglese, (l'uomo era nato al Cairo ma aveva studiato all'estero) che Obama, nel corso della notte, aveva avuto un attacco di epilessia abbastanza grave, visto che, tra un contorcimento e l'altro urlava frasi sconnesse ed emetteva bava dalla bocca, tentando anche di ferirsi il volto con le unghie. Dopo che il medico l'aveva sedato per mezzo di farmaci, Obama aveva riposato qualche ora, ma all'alba si accorsero che aveva perduto l'uso delle gambe. A un certo punto Al-Zawahiri  lo aveva visto strisciare sul pavimento, arrancare affannosamente verso un angolo della stanza e issarsi a braccia sulla sedia a rotelle che era stata di Osama...

Due mesi dopo questi fatti una carovana di muli  condotti da taliban inturbantati di nero e con le armi a tracolla lasciava verso sera la Valle della Morte. Nella luce giallo-rosata del tramonto le creste delle montagnne circostanti  si allungavano sugli immutabili scenari desertici, densi di solitudine. In cielo roteavano gli ultimi condor, a terra belve, serpenti e scorpioni correvano a rintanarsi per la notte. Mentre i fuochi venivano accesi e l'odore del montone arrostito si spargeva per l'aria, i tre ospiti scortati dagli armati si preparavano al faticoso viaggio di ritorno, destinazione un laghetto sperduto di montagna dove sarebbero stati prelevati da un velocissimo elicottero dei marines.

Uno degli ospiti assomigliava moltissimo a Obama. La pelle era sufficientemente scura, il naso era largo alla base, le labbra carnose ma non troppo; i capelli erano stati tagliati cortissimi ed arricciati con cura. Le sopracciglia erano identiche, come anche gli occhi e i denti, bianchi e scintillanti. Il volto era perfettamente rasato e il sorriso decisamente accattivante. Le orecchie no, quelle erano state in parte modificate...

Solo quei due nei, uno abbastanza grande e rilevato, l'altro un po' più piccolo, alla radice sinistra del naso, inspiegabilmente mancavano...

 

                                                          FINE

 

(1)Traduzione: “Benvenuto amico, come stai?”

Dall'altra parte del mondo era in linea Mr. Barack Obama, il neo presidente americano appena eletto, che gli chiedeva con le spicce di andare subito da lui, per aiutarlo a risolvere un grosso problema internazionale. Nasdaq si era abituato a queste improvvise trasferte, ma questa volta il passaggio dal sonno alla veglia era stato decisamente brutale e fu tentato di accampare scuse, tipo i lavori nell'orto o i problemi del criceto. Quello che più lo seccava era la minima mancanza di un preavviso; Barack però non volle sentire scuse e gli intimò di fare subito le valige. Dovette abbozzare.

Pubblicato da piave in data Mercoledì, 18 maggio 2011
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