Diamo incarichi pubblici solo a uomini che nella vita professionale abbiano dimostrato talento e capacità; ci salveremo così da correnti, sottocorrenti e caporioni. Si può ancora pensare che in Italia si viva in democrazia? Che il nostro paese sia democratico e non invece partitocratico, eleptocratico,arrogantocratico, prepotentocratico? A essere buoni si può parlare solo di una facciata, del resto corrosa esbiadita, di formula democratica. Mai cittadini devono invece subire una serie di imposizioni, vessazioni, prepotenze da parte di chi ci governa, a metàtra l' ignoranza e l'invadenza piùsfacciata, in un regime più soffocante,dove il dettato costituzionale viene violentato ogni giorno e i diritti dei cittadini calpestati senza ritegno.
Dai vertici del potere ai substrati della burocrazia, sino agli uffici periferici amministrativi, il cittadino ha a che fare con persone che violentano ogni suo diritto, che gli negano il dovuto e che lo fanno con strafottenza e prepotenza. Perche gli uomini pubblici, ormai, dai ministeri sino all' ultimo usciere eall'ultimo fattorino, non sono al servizio dello Stato e del cittadino, ma dei politicanti e dei loro portaborse. A loro debbono rispondere e non agli organi preposti dallo Stato, che sono stati svuotati di ogni valore e occupati da un'orda di portaborse dei politici di professione. Perchè in Italia, al contrario di quanto avviene nei Paesi veramente democratici, i politicanti si allevano nelle segreterie dei partiti come polli in batteria e vengono poi lanciati sul campo, a difendere, con l’ arroganza ela prepotenza, non solo i vergognosi appetiti dei partiti, ma anche delle correnti, delle sottocorrenti e dei loro caporioni.
Non debbono esistere, da noi, politicanti di professione, cioè personaggi senza spina dorsale e schiavizzati dai partiti, i quali, vivono di politica e del sottobosco economico e partitocratico, e debbono restare a galla ad ogni costo,perchè non sanno fare niente altro. In pratica, sono dei falliti, e la nostra classe politica, fatte salve rare eccezioni, è formata da incapaci.
II laticlavio, l'incarico politico, soprattutto se di governo o di responsabilitànella pubblica amministrazione a ogni livello, non deve essere, corn'è oggi, un mestiere. ma un premio a chi, nella vita professionale, ha già dimostrato autentiche capacità. Solo uomini che abbiano dato prova del loro talento e della loro capacità, dovrebbero essere chiamati nella politica e nella cosa pubblica. Avremmo cosi dei competenti al posto giusto, che non dovranno nulla al partito, ma viceversa, perchè con la loro presenza al partito danno lustro e credibilità.
Una volta che questi uomini dovessero non più essere eletti o si ritirassero dalla politica,avrebbero la loro professione di successo e nessun desiderio di restare aggrappati alla greppia pubblica in mano ai partiti. Per questo ritengo che l'attuale formula elettorale sia sbagliata e che sia necessario instaurare il collegio elettorale uninormale, dove il cittadino vota la persona che stima e alla quale può chiedere conto di ogni suo comportamento nella vita pubblica.
Perchè l'attuale formula elettorale è di per se stessa antidemocratica. Non sono infatti i cittadini a eleggere deputati, senatori, sindaci, ma i partiti. In pratica i partiti scelgono uomini di apparato, nel formare le liste elettorali,su basi strettamente legate a giochi di potere, di protezione, di altri motivi inconfessabili. II cittadino non può quindi votare per chi vuole, ma solo scegliere tra quei candidati che i partiti hanno imposto. E, come si sa, i partiti sono anche in grado, attraverso le indicazioni di lista fatte alla massa degli iscritti, di fare eleggere i candidati voluti dai partiti e non dai cittadini. Per non parlare dei sempre numerosi brogli elettorali, con schede annullate o inventate, preferenze aggiunte dagli scrutatori dei seggi,controllo del voto attraverso metodi ricattatori che violano il segreto dell' urna e che non hanno nulla a che fare con la democrazia, ma appartengono alla camorra.
Se l'Italia,abbiamo detto, può dirsi ancora una democrazia, è sicuramente una democrazia malata, e molto gravemente, dove chi detiene il potere ha tutto l'interesse a impedire serie diagnosi e vere terapie.
La nostra democrazia è malata perchè in pratica è troppo debole e di conseguenza ingovernabile. Attraversiamo un periodo di confusione e contrasti tra poteri al limite dell'illegalità e anche oltre, dell'invasione di sfere di potere legate a interessi diparte in zone di potere abbandonate oppure conquistate con colpi di mano degni dell'antica Filibusta.
La situazione è quella, in pratica della fine degli Anni Venti, quando le risse politiche, economiche e sociali furono tali da sfasciare lo Stato liberale, che ormai trattava i cittadini come sudditi e violava continuamente i loro diritti per il privilegio di pochi che gestivano un potere sempre più confuso. Quando,in democrazia, il potere politico arriva a queste vette di arroganza e di guerra tra bande, chi crede di detenere il potere in realtà non lo possiede, ne viene travolto, imprigionato, soffocato egli stesso. Ed è esattamente quanto accade oggi in Italia.
Il potere fine a se stesso, privo di contenuti morali e lontano dai veri valori umani e sociali, è come una tigre inferocita, capace di divorare anche il proprio domatore.
Licio Gelli




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